Lettera aperta al Ministro Piantedosi

Di Marco Billeci

On.le Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi,

chi le scrive è un servitore dello Stato che non si arrende davanti all’assurdo ma che sente, inevitabile, il peso della situazione, divenuto ormai quasi insostenibile. Da 5 anni aspetto giustizia o, quanto meno, che mi si consenta di chiederla nelle opportune sedi visto che, ad oggi, non ho nemmeno un decreto cui proporre ricorso. Finora, in mano, ho soltanto una sequela di carte con assurdità scritte sopra ma ancora nessun esito finale…

Forse lei non mi conosce, mi permetta quindi una piccola presentazione, che cercherò di riassumere il più possibile: sono il Maresciallo Maggiore dei CC in congedo Marco Billeci, congedato a seguito di invalidità permanente derivante da causa di servizio, contratta in occasione dell’ultima missione che Voi, Stato, Istituzioni, mi avete comandato di eseguire ovvero, il dispiegamento su Codogno (LO) prima e Bergamo poi, dal 21 febbraio 2020, per fronteggiare la minaccia alla salute pubblica derivante dalla pandemia di COVID-19, in pieno stato di emergenza nazionale. Sono stato mandato al comando di altri 34 carabinieri, tutti effettivi alla C.I.O. del 6° BTG CC TOSCANA, per istituire la primissima ZONA ROSSA d’Italia, a “combattere” un nemico invisibile e, ahimè, a mani nude e senza alcuna sicurezza se è vero, come posso dimostrare, che per i miei militari mi furono consegnati solo 10 paia di guanti in lattice, 4 mascherine FP2 ed 1 liquido disinfettante… ma eravamo in emergenza e, si sà: va gettato il cuore oltre l’ostacolo, cosa che io ho fatto fino al punto di danneggiarlo irreparabilmente, quel cuore…

A seguito del mio impiego operativo su Codogno e Bergamo ho infatti riportato un danno biologico permanente che la Commissione Militare Medico Ospedaliera di Roma ha quantificato nel 85%, pochi mesi dopo essere stato congedato per una patologia ascritta alla 4° Cat. della Tabella A., dopo quasi due anni di calvario. Il Covid19, infatti, mi ha lasciato una limitazione funzionale cardiaca di grado medio-severo che ha messo fine alla mia carriera militare ed ai sogni di un ragazzino, partito nel 2004 da Capaci ed arruolatosi per cercare quella Giustizia che, nella mia terra, mancava (e manca) come il pane, o forse per colmare quel senso di ingiustizia cresciuto a suon di attentati e omicidi di mafia…

Perché le racconto questo? Perché io non voglio e non posso credere a ciò che Voi, Stato, Istituzioni, mi avete “detto” in questi anni, dal 2020 ad oggi e non voglio né posso credere all’ultima cosa che proprio voi, Ministero dell’Interno, mi avete comunicato.

Vado con ordine: mi è stata bocciata la prima pratica di causa di servizio, datata 16 Aprile 2020, poiché non conforme al regolamento emanato dall’Arma dei Carabinieri in data 03 Giugno 2020… Credo sia inutile spiegare il motivo per cui, ad Aprile, non si è potuto rispettare un regolamento uscito solo due mesi dopo… Andando avanti, mi è stata posticipata la trattazione della domanda di causa di servizio, depositata in data 11 Settembre 2020, poiché una circolare del Ministero della Difesa – IGESAN – uscita nel mese di Novembre 2020, cambiava la competenza delle CMO in materia di Covid, istituendo la CMMO unica di Roma. Tale circolare era retroattiva e sanciva come, a partire dal 1 Ottobre 2020, tutte le domande che l’amministrazione militare riceveva per cause di servizio legate al Covid-19 dovessero essere inoltrate a tale commissione. La mia, datata 11 Settembre 2020 e protocollata regolarmente in tale data dall’Arma dei CC, è rientrata fra queste, nonostante fosse antecedente alla data imposta da IGESAN. Perchè? Perché con una nuova interpretazione del diritto amministrativo, la data che fa fede è quella di protocollo delle singole CMO e non quella di presentazione dell’istante. Andando avanti, nel mio percorso di ricerca di verità e giustizia, sono stato punito dal mio superiore (oggi congedato poiché condannato per vari reati) poiché, in data 14 gennaio 2022, avrei violato una circolare dell’Arma uscita il 24 Gennaio 2022 ed anche qui, credo sia inutile motivare il come si possa violare una circolare se viene pubblicata 10 giorni dopo la condotta ritenuta errata.

Infine, per arrivare a Voi del Ministero dell’Interno, dal dicembre 2020 è pendente la mia domanda di concessione dei benefici riservati alle Vittime del Dovere. Sono stato già visitato dalla competente CMO che mi ha assegnato la percentuale di danno già riportata. Sono, ahimè, ancora in attesa della Vostra decisione finale però, mi avete già preannunciato l’adozione di un provvedimento di rigetto, con la seguente motivazione:

<<L’infermità non risulta sottesa da circostanze straordinarie di servizio>>

Ovvero secondo Voi, e secondo il parere negativo del Comitato di Verifica del MEF, nel mio caso non sussisterebbero le particolari condizioni ambientali od operative richieste dalla norma sulle Vittime del Dovere. Ecco perché Le scrivo, caro Ministro, affinché possiate spiegare a me, ed a tutti gli italiani, come sia possibile che in Italia, in pieno stato di emergenza nazionale già dal mese di gennaio, nei territori di Codogno (LO) e Bergamo, nel periodo Febbraio – Marzo 2020, quando mi avete comandato in missione straordinaria per ordine e sicurezza pubblica, chiudendo zone d’Italia per negare diritti fondamentali ai miei concittadini, quando molti si rifiutavano di prestare la loro opera nonostante l’emergenza in atto, come potevano NON esserci condizioni straordinarie ambientali, operative o di servizio?

Nonostante l’aver incaricato un legale ed i numerosi solleciti inviati, ad oggi non ho nessun esito… Mi è stato “suggerito” di “cercare qualcuno” che potesse “portare all’attenzione” dei vertici e della politica la mia pratica e cercare così di avere quanto meno una risposta… Ebbene, caro Ministro, io Le scrivo direttamente: servire il mio paese mi è costato la carriera, la salute. La forzosa condizione successiva mi è costato il matrimonio e la casa. Oggi, a 40 anni, mi ritrovo a vivere in una cameretta, ospite da amici che non smetterò mai di ringraziare, e vivo con una pensione di “privilegio” che a malapena mi permette di arrivare a fine mese…

Non mi vergogno a rendere pubblica la mia situazione personale, che affronto ormai da anni, cercando di fare il possibile. Io posso continuare a cercare un lavoro, a vivere di stenti ed a dare ai miei figli tutto l’aiuto e la presenza di cui sono capace. Ciò che non posso fare, Sig. Ministro, è lottare contro tutte queste storture, contro l’assurdo che, chissà per quale reale motivazione, mi negano i benefici che la Legge dice a me spettanti. Benefici che mi consentirebbero di tornare ad avere una casa mia, dove poter dormire con i miei figli, ricostruirmi una quotidianità, una vita che non sappia solo di sopravvivenza e riappropriarmi, finalmente, di quella “normalità” sottrattami dagli eventi che mi hanno colpito. Con le Vostre assurde motivazioni, mi private, ancora una volta, dei miei diritti. Con il Vostro lassismo, non emettendo il definitivo decreto di rigetto, mi private del diritto alla difesa e di proporre quindi un sacrosanto ricorso avverso una decisione che sembra assurdo anche solo dover leggere: Se eravamo in stato di emergenza, se ho costretto in casa gli italiani, se non avevo nemmeno i basilari DPI, come potete dirmi che non sussistevano condizioni straordinarie?

L’assurdità da voi sostenuta fa il pari con quelle già subite e che le ho elencato. Caro Ministro, io ritengo di essere nel Giusto e lotterò fino a quando questo cuore sgangherato batterà il suo ultimo colpo, nonostante il dovermi rivolgere ai tribunali per far sancire una verità lapalissiana, che tutti conosciamo e che recentemente, in un caso analogo al mio, è stata sancita anche da un Tribunale, quello di Piacenza. Ecco perché Le scrivo: notificatemi questo maledettissimo ed incomprensibile rigetto e date la possibilità anche a me di ricorrere in Tribunale. Datemi la possibilità di veder riconosciuti i miei diritti, di tornare ad avere una vita, di dare una speranza di un futuro migliore ai miei figli. Io sapevo fin dal primo giorno di carriera a cosa andavo incontro, arruolandomi. Sapevo che mi sarebbe potuto costare finanche la vita ma mai avrei pensato che finissi col lottare contro storture ed assurdità di tale portata, di dover esporre la Pubblica Amministrazione ad un contenzioso che mi vergogno solo a esporre perché mi fa chiedere: per chi o per cosa ho sacrificato la mia gioventù, la mia famiglia, il mio tempo e la mia salute? Per questo? Per essere costretto a leggere certe assurdità? Per ritrovarsi a doversi difendere dallo Stato che si diverte a fare il Marchese del Grillo? Con che logica, con che coraggio infatti si arriva a mettere nero su bianco certe frasi se non per mero sfoggio di potere? Io i soprusi li ho sempre combattuti, in prima persona e mettendoci la faccia, sempre. Per questo le preannuncio sin d’ora che, non appena riceverò la notifica di rigetto e depositerò ricorso presso la competente autorità giudiziaria, verrò a Roma, pianterò una tenda davanti l’ingresso del Ministero e non me ne andrò fino a quando il competente tribunale non avrà emesso sentenza poiché voglio che ogni giorno di ulteriore attesa che mi separerà dalla verità processuale e dal vedermi riconosciuti i miei diritti nonché ripagato il mio sacrificio, siate costretti almeno a vedermi, a guardarmi in faccia… Io lo farò a testa alta, consapevole di essere nel Giusto e di aver onorato al meglio il giuramento prestato. Voi?

Servitore, MAI Servo.

Maresciallo Maggiore dei CC in congedo, Marco Billeci.

27.11.2025

Fonte: https://zonarossa.org/2025/11/27/lettera-aperta-al-ministro-piantedosi/

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