DIABOLIK A GARLASKO

Di Max Del Papa

Ho deciso di starmene alla larga dal circo di Garlasco quando ho visto che Travaglio ci aveva mandato Selvaggia Lucarelli nelle pause tra Ballando con le stelle e il Grande Fratello. Tanto lì tutti avevano capito tutto, sapevano tutto, non era più un’indagine e men che meno un’inchiesta giornalistica ma un esercizio di abilità, come la Settimana Enigmistica o quei test per misurare l’intelligenza: io sono più furbo di te, io ho la soluzione perché sono nato sveglio e non mi serve aver bazzicato la procedura penale, la cronaca giudiziaria. Fu proprio Lucarelli, se non sbaglio, a dire a un avvocato di tacere, che lei aveva esperienza “come testimone e anche imputata”.

Mi era rimasto l’uzzolo di sapere come mai quella sostenesse a spada tratta i parenti della vittima, convinti che l’unico colpevole fosse quello sentenziato, subito pronti a crisi di furia appena spuntava qualsiasi altra ipotesi, poi mi sono arreso anche lì, tutti ancora una volta avevano la soluzione, anzi mille soluzioni. Naturalmente da adattare o capovolgere alla bisogna, tipo Peppone in Senato: “Dove eravate voi, mentre noi difendevamo la patria?”.

Ora io non so, e non mi interessa, scoprire se effettivamente, come vado leggendo, e mi prendono discreti stranguglioni, Chiara Poggi fosse una spia del Mossad, se di mezzo ci siano trame atlantiche a base di massoni & servizi con tanto di inevitabili “morti sospette”, se babbo Cappa, delle due ormai famigerate sorelle, che però andrebbero meglio chiamate Kappa, come un fumetto di Diabolik, stia dentro l’alta società con tutto ciò che ne consegue: sapete tutto voi, io mi fermo al dato di una insopprimibile antipatia verso tutti ma proprio tutti i protagonisti di questo bordellone mediatico: quel’avvocato sognatore finito in Albania a rifarsi i denti per candidarsi non ricordo se con Corona o con Marco Rizzo, quell’altra che stava non ricordo se col nuovo sospettato, che adesso difende, o con un altro che ne frattempo s’è fatto frate trappista, poi tutti gli altri, i legali, i carabinieri, i generali, i giudici, gli investigatori, i saltimbanchi, le ballerine, i maniaci, i carbonari, i “masoni”. Mai vista una tale carica per mettersi in mezzo, in un turbine d’insulti e accuse incrociate. Un delirio che supera le colonne d’Ercole del trash televisivo.

Quello che mi pare di cogliere, in mezzo a una simile intossicazione collettiva, è ciò che segue: della vittima sottoposta a macellazione non frega un cazzo a nessuno, la fortuna del “caso” è il suo sfondo morboso, pornografico, deviato, ci sono due partiti come sempre in Italia: quello del colpevole vecchio e quello del colpevole nuovo. Che poi corrispondono a rispettivi orientamenti politici, Dio solo sa perché. Ho fatto il cronista giudiziario per 15 anni, ma questo è troppo per me o meglio non mi acchiappa, mi sta sui coglioni a pelle come ‘ste gemelle Kappa che, come tutti lì dentro, cercano evidentemente notorietà, ossia di monetizzare, anche se al momento stanno per forza di cose schiacciate, visto che rischiano qualche imputazione anche loro. La sensazione, in effetti, è che ci siano dentro un po’ tutti, a vario titolo, e forse la faccenda è meno suggestiva delle convergenze parallele su sfondo geopolitico. Ma potrei sbagliarmi e non insisto.

Di una cosa, però, sono certissimo: qualcuno ha già pagato, probabilmente a torto, e nessuno più pagherà. Neanche questo sfuggente Sempio, che anche fra una ventina d’anni, campa cavallo, dovesse venire riconosciuto per l’assassino, se la caverà in base allo squisito garantismo mediatico: ormai è famoso, è passato tanto tempo, non è più quello di allora, pare brutto. E allora sotto con il libro, il reality, magari commentato da Lukarelli perché no la candidatura in politica. Tanto a quel punto avrebbe tutti i requisiti, a partire da una condanna per omicidio.

P.S. A occhio, mi pare che l’espertissima multitasking Wild Lukarelli si stia leggiadramente arrampicando sui vetri insaponati “con le mani sporche d’olio”, come quel gran genio dell’amico di Lucio Battisti, ma che vuoi farci, capita di doversi riconvertire, sono solo innocenti evasioni…

Di Max Del Papa

06.05.2026

Max Del Papa. Giornalista dal 1992, si divide tra le Marche e Milano. Ultimi libri: “Vale Tutto” e “Eurostyle” (2023, autoprodotti) sullo Stato autoritario e l’Unione Europea più strega che matrigna.

Fonte: https://substack.com/home/post/p-196644490

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