
Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org
L’impero decadente, ridotto ad associazione a delinquere a guida USA anglo israeliana, è responsabile, diretto e indiretto, di quasi tutte le guerre guerreggiate dell’ultimo secolo.
Lo rivela la pista del denaro, attualmente controllata e pilotata dalla banca delle banche centrali, la banca dei regolamenti internazionali di Basilea, detta BIS.
E’ un’istituzione privata, territorio franco, al di sopra di qualunque altra autorità, grazie alla potenza finanziaria che rappresenta, almeno fino ad oggi.
Qui si decidono le regole del gioco finanziario, grazie alle quali si garantisce il potere assoluto che opera per consolidare se stesso, ovvero concentrando la ricchezza mondiale per utilizzarla come strumento di incentivo/ricatto alle economie locali, affinché partecipino attivamente o passivamente al mantenimento del sistema, in tanti modi tra cui lo sviluppo del complesso militare industriale che fa della guerra la propria ragion d’essere.
Qui non si intende giudicare moralmente i responsabili fisici, le persone che svolgono un ruolo di qualsiasi genere in tale processo di privatizzazione del potere, anche se prima o poi anche questo nodo verrà al pettine della storia. E’ infatti ancora più urgente comprendere l’automatismo di tale processo, inevitabile conseguenza di premesse organiche ad un particolare sviluppo accelerato della civiltà umana, che però se non viene corretto in tempo porterà anche alla sua distruzione. Detto in altre parole viviamo un epoca tendente a muoversi con un pilota automatico dalle proprietà straordinarie ma sostanzialmente difettoso, che proietta l’umanità sempre più in alto come un fuoco d’artificio, destinato a brillare per poi ricadere a terra incenerito. Gran bello spettacolo fino a quando non finisce male, lasciando nella notte un fumo puzzolente che il vento si porterà via.
Per intervenire e correggere questo processo, interrompendone gli automatismi, occorre prima capirlo nei suoi tratti essenziali, ben esemplificati da quanto anticipato in premessa, cioè dall’agire dell’attuale “occidente collettivo”, che per fortuna universale inizia a non essere più l’unico polo di riferimento disponibile.
Una illuminante chiave di lettura in tal senso è proprio l’analisi del perché di queste guerre, al di là delle falsità proprie di ogni propaganda volta a fuorviare dalle reali motivazioni dei guerrafondai di turno. Abbiamo innumerevoli esempi recenti o in corso d’opera di queste dinamiche, che purtroppo vengono negate con forza da chi non accetta le descrizioni alternative al mainstream, che fa di tutto per nascondere i tanti “false flag”, talvolta orchestrati su opportuni “true flag” indotti, operati da intelligence protette da segreto di Stato. Basti pensare a fatti storici come l’attacco giapponese a Pearl Harbor (7/12/1941) o quello vietnamita nel Golfo del Tonkino (4/7/1964), o al più famoso attentato alle torri gemelle a New York (11/9/2001) attribuito a Bid Laden, per finire con l’attacco di Hamas a Israele del 7/10/2023. Tutte offese gravi ma lavate oltremisura col sangue degli avversari, per non parlare dell’attuale guerra in Ucraina e in Iran/Libano motivate da pretesti ancora più fumosi, ma che vedono come sempre l’impero unipolare quale attore in prima fila.
Chi prende per buoni i pretesti della propaganda di guerra per giustificare questi conflitti armati ovviamente non potrà comprenderne le reali motivazioni economico-politiche, e prima ancora finanziarie, anche se gli indizi e le prove in tal senso si sprecano.
Da questo punto di vista ognuna di queste guerre è una rappresentazione teatrale orchestrata dai padroni universali a loro uso e consumo, sulla pelle di miliardi di innocenti che invece sono vittime dei teatri di guerra reali. Chi muore, chi resta mutilato, chi perde tutto, chi si trova impoverito e spaventato, tutti senza farsene un ragione.
Prendiamo ad esempio il teatro di guerra in Ucraina, dove principalmente si soffre e si muore, ma anche in Europa, Germania in testa, dove ci si rovina con le proprie stesse mani per compiacere paradossalmente proprio gli orchestratori del Maidan.
Il teatro della guerra serve ad ingannare i popoli, i teatri di guerra a farli soffrire e impoverirli, anche se questo sembra il male minore, mentre invece è lo scopo maggiore.
Infatti impoverire le genti già povere significa poterle dominare, facendo prevalere l’accumulazione di ricchezza privatizzata sull’espansione demografica di chi però non conta niente, neppure politicamente a dispetto della sbandierata democrazia, diventata lo zimbello e il paradosso ideologico di questa parte di mondo. Che è la stessa parte di mondo di cui facciamo parte a pieno titolo, come vittime e carnefici allo stesso tempo, il che non è un buon vivere, anche se materialmente residuano privilegi relativi, comunque sempre più precari e in rapido esaurimento.
Il marito cornuto e mazziato è un’efficace metafora della nostra condizione esistenziale, ma che non basta, poiché va appesantita ulteriormente con un senso di colpa e un ignoranza indotti che non ci meritiamo, dai quali si può risollevarsi solo con la volontà di capire oltre le apparenze e di riconquistare quella coscienza che è la nostra vera ancora di salvezza, della quale abbiamo pur sempre facoltà nonostante le fortissime pressioni a nascondere la testa sotto la sabbia, per non vedere, come se questo bastasse a non soffrire.
Questi temi andrebbero sviluppati e dimostrati con libri interi, cosa fattibile e già fatta in parte, per rendere più realisticamente percepibile quella che altrimenti può sembrare un’opinione o un semplice punto di vista.
Qui mi limito a proporre una riflessione in risposta alle tante domande inevase sul perché di tutte queste guerre, delle loro gravi e tragiche conseguenze e soprattutto del loro progressivo aumento tendenziale, confermato dalla nuova corsa agli armamenti nonostante la contrarietà dei popoli e la risibilità del rischio di essere aggrediti militarmente dai BRICS senza provocarli, come invece vorrebbero farci credere i plutocrati guerrafondai che controllano i media e il teatrino della politica. Che il vero potere in tutto l’occidente collettivo sia nella sostanza plutocratico (potere dei ricconi) piuttosto che democratico (potere del popolo), al di là della forma, è molto più facile da dimostrare, e chi non se n’è ancora accorto da solo ha delle belle spesse fette di salame sugli occhi.
Tutti gli altri che ci vedono chiaro è necessario che facciano questo passo in più, del distinguere la verità dei teatri di guerra dalla falsità della guerra-teatro propostaci a reti unificate, di proprietà di quei pochi che le guerre le vogliono e le fanno, o meglio le fanno fare agli altri forzatamente. A questo serve il complesso militare industriale, sempre di loro proprietà, che esiste prospero e potente più che mai ed è costituzionalmente nemico della democrazia, come già ci ammonì il Presidente USA Eisenhower nel suo discorso di commiato nel 1961. E sì, non ci sono più i presidenti di una volta. Trump che vuole il premio Nobel per la pace è ormai come le barzellette sui carabinieri, una tira l’altra. Ma ormai non fanno più neanche ridere.
Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org
01.06.2026