Don Emanuele Personeni: “Dobbiamo difendere le persone violate nei loro diritti fondamentali”

di Valentina Bennati
comedonchisciotte.org

Don Emanuele Personeni è un prete della diocesi di Bergamo che ha preso posizione verso il green pass e le discriminazioni perpetrate nei confronti delle persone non vaccinate. Nell’ottobre 2021 ha pubblicato un opuscolo dal titolo ‘Covid-19, i conti non tornano’ e insieme ad altri due sacerdoti ha dato il via a una raccolta fondi per aiutare le persone in difficoltà economica a pagarsi i tamponi. Iniziativa che non è stata apprezzata da tutti i cittadini; infatti, un gruppo ha subito fondato un comitato per chiedere il trasferimento dei tre religiosi, ma di fatto don Emanuele si era già messo in disparte e, dopo aver scritto una lunga lettera ai suoi confratelli e ai suoi parrocchiani, ha intrapreso un viaggio a piedi attraverso l’Italia per sensibilizzare fedeli e sacerdoti “sulla gravità del momento e sulle profonde ingiustizie che con il pretesto della pandemia vengono perpetrate nei confronti delle persone e della sofferenza che ne deriva”.

Rosario in mano, è partito lo scorso 11 febbraio, giorno dedicato alla Madonna di Lourdes, esonerato da ogni incarico pastorale dal Vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, che ha preso immediatamente le distanze dall’iniziativa specificando che “nessuna parrocchia è autorizzata a concedergli spazi pastorali”.
Giorno dopo giorno molte persone si sono unite
al suo cammino e alle sue preghiere sottoscrivendo anche una lettera che il 18 maggio il religioso è riuscito a consegnare al Papa in piazza San Pietro. Il pellegrinaggio di don Emanuele è terminato dunque con questo gesto, ma il sacerdote sta proseguendo la sua missione “per la verità e la riconciliazione”, come ha dichiarato egli stesso, e lo scorso 9 settembre, durante il seminario-conferenza stampa ‘Elezioni in vista e gestione della pandemia: nuove e decisive conoscenze scientifiche richiedono un cambio di rotta’ organizzato a Milano dalla Commissione Medico Scientifica Indipendente, ha preso la parola per pochi minuti per leggere l’estratto di una lettera scritta insieme a un gruppo di preti, religiosi e religiose provenienti da varie diocesi italiane e inviata alla presidenza della CEI e ai vescovi delle varie diocesi di appartenenza.

Segue la trascrizione del video di questo recente intervento di don Emanuele Personeni. Alla fine del testo si può trovare il video per chi vorrà ascoltare direttamente la voce di questo sacerdote che, però, non è solo perché ci sono altri religiosi e religiose che, come lui, sono entrati in crisi di fronte alla linea ufficiale assunta da Papa Francesco in merito alla vaccinazione.
Prendere coscienza che ci sono anche queste vedute e sensibilità all’interno della Chiesa è importante per accendere una riflessione, soprattutto in chi si ritiene credente e cattolico.
Siamo in un tempo grave in cui tutti – fedeli e non – più di sempre, siamo chiamati a cercare la verità e a darle voce. La Verità è un sentiero che Gesù stesso chiede di percorrere ai suoi discepoli.

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Estratto della lettera inviata da don Emanuele Personeni e altri religiosi alla CEI letto all’evento organizzato dalla CMSI lo scorso 9 settembre a Milano

Siamo un gruppo di presbiteri, religiosi e religiose proveniente da svariate diocesi italiane che a seguito di due anni e mezzo di provvedimenti governativi di dubbio fondamento scientifico, hanno sentito il bisogno di incontrarsi. L’ascolto dello Spirito ci ha messi di fronte a un’evidenza lampante: ogni persona ha bisogno di essere ascoltata e riconosciuta nella propria umanità.

Il fatto è che la propaganda ha persuaso i più che la sanità sarebbe stata più efficiente se fosse diventata indifferente alle attese e ai bisogni di ciascuno, non si è voluto considerare che l’umanità è un bene che si nutre di verità, di legami di fiducia e che la menzogna e l’abbandono uccidono più del virus. Si continua a ignorare che l’applicazione cieca di protocolli impersonali e coercitivi finisce per danneggiare la salute delle persone, oltre che per spersonalizzare i rapporti e inibire il senso naturale del rispetto.

Il prezzo di questa ingiustizia è l’immane sofferenza di molta gente. Pensiamo a chi ha accettato di vaccinarsi perché non più in grado di reggere il peso dei ricatti affettivi, delle minacce, delle punizioni; a chi ha rifiutato l’inoculazione ed è stato escluso dalla vita familiare e sociale; a chi è stato sospeso dal lavoro e privato dello stipendio; ai medici sospesi e radiati dall’ordine perché hanno curato e guarito i malati di covid. Pensiamo agli insegnanti espulsi dalla scuola perché hanno difeso il senso critico; a chi avendo riportato effetti collaterali da inoculazione si vede ignorato e perseguitato dalle istituzioni in cui aveva creduto.

Tutti costoro hanno bisogno di ascolto.

Da Cristiani dobbiamo tendere l’orecchio a quei credenti che non hanno capito la chiusura delle chiese, la sospensione dell’Eucarestia, la negazione dei sacramenti agli infermi, l’impossibilità di accompagnare i propri cari alla morte. Quali stringenti ragioni sanitarie possono avere giustificato tanta disumanità?

La Chiesa forse pensa di aver spento le perplessità di molti affermando la liceità dei sieri contenenti linee cellulari provenienti da aborti, ma non è così, il suo pronunciamento le ha addirittura accresciute e ha lasciato le persone ancora più disorientate.
Chi le ascolterà adesso? Chi ascolterà i Cristiani che si sono visti messi fuori dalla comunità perché privi del super green pass?

La libertà evangelica sta a fondamento dell’autonomia di giudizio e di azione della Chiesa, in virtù di questa libertà auspichiamo che la Chiesa attivi con urgenza, oltre ad una vigilanza attiva nei confronti delle persone discriminate, anche spazi dedicati di ascolto non giudicante della sofferenza e della rabbia diffuse, in obbedienza a Gesù morto e risorto che ha vinto tutte le paure e tutte le morti. Crediamo sia il primo passo da compiere verso un pieno e sincero mea culpa.

Non sappiamo quali decisioni prenderanno le autorità civili, sanitarie e politiche nei mesi a venire, sappiamo cosa continueremo a fare noi: auspicare un reale dibattito scientifico, difendere le persone violate nei loro diritti fondamentali e metterci in ascolto di ciascuno.

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