Che ne è stato del fascismo?

di Nico Maccentelli

Ne Il Fatto Quotidiano di sabato 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, spicca una dichiarazione di Giorgia Meloni, che recita: «Disegno criminale nazifascista»(1) riferito allo sterminio nei campi di concentramento di Hitler di milioni di ebrei. E ricara la dose annunciando la nascita del museo della Shoa a Roma e affermando che darà:«… un contributo determinante affinché la malvagità del disegno criminale nazifascista e la vergogna delle leggi razziali del 1938 non cadano nell’oblio», con buona pace di chi ancora vede nella destra istituzionale (Forza Nuova e Casa Pound sono un’altra cosa), una forza fascista, nel senso che è rimasta ancorata al fascismo del Ventennio.

Dunque, se parliamo del fascismo classico, quello di Mussolini e l’orbace, mi pare proprio che la destra di FdI abbia saltato lo steccato e oggi sia qualcosa d’altro, anche se c’è qualche antifascista da ztl che usa questa fanfaluca per motivi elettorali e di salotto per non fare vero antifascismo.

Ma la questione è più inquietante perché questo atto in realtà, iniziato con Fiuggi, era dovuto da parte della destra istituzionale di origini missine, per poter aderire alle nuove forme di fascismo che attraversano tutte le istituzioni della società italiana e lo stato stesso. E allora la domanda che qualsiasi antifascista che intenda essere tale, e non un residuo folcloristico che fa da contraltare a quelli che si radunano a Predappio, dovrebbe farsi è: che cos’è il fascismo oggi? Che ne è stato?

Il fascimo di oggi, quella forma di autoritarismo totalitario che serve le classi dominanti e che subentra alle forme di democrazia borghese (che sono dominio più morbido con spazi di partecipazione democratica) forse definirlo fascimo è improprio perché fa confusione: lasciamo il fascismo storico dov’è e, con esso, la sua definizione. Il totalitarismo autoritario che ha reso la democrazia parlamentare un involucro demagogico è il nuovo fascismo e destra e sinistra, al servizio ed eterodirette dalle oligarchie finanziarie di Wall Street e Bruxelles si devono riadeguare.Lo devono fare per gestire il massacro sociale neoliberale e ordoliberale, anglo-teutonico, delle forze del capitale dominante e transnazionale. Per imporre alla popolazione l’ideologia della guerra “umanitaria”, della pulizia etnica sionista spacciata per lotta al terrorismo.

Il gioco sta tutto qui, ossia: sia il trasformismo di una destra post-fascista aderente al Washington consensus, che di una sinistra post-comunista che dopo oltre 30 anni di svendita dei propri valori residui legati al movimento operaio e alle lotte popolari di emancipazione sociale, approda a essere niente popò di meno che la forza trainante nel paese delle élite capitaliste mondiali dominanti, che hanno scelto per proseguire la distruzione degli stati sociali e delle forme di democrazia rappresentativa in Occidente le neo-ideologie di sinistra, cosmopolite, falsamente dirittumanitarie, ma pur feroci nel dettare le agende dello sfruttamento salariato e della subordinazione alle politiche neoliberali inaugurate con la Trilaterlae e i Chicago boys di Milton Friedman.

La configurazione della politica italiana e la trasfigurazione oscena che ne è stata delle istituzioni repubblicane dopo la Prima Repubblica, non è quindi così difficile da capire. Non è difficile da capire questo bipolarismo destra sinistra delle medesime politiche capitalistiche con qualche sfumatura di differenza.

L’autoritarismo di oggi riguardo il fascismo di ieri ha in comune il fatto che la funzione per le élite dominanti, ieri italiche, oggi sovranazionali, è la medesima: l’antidemocrazia che guida il paese. Ma le forme sono diverse perché diverse sono le leve del comando capitalista. Nell’era dell’intelligenza artificiale, delle nanotecnologie digitalizzate del controllo sociale e individuale, il dominio è cybercapitalista, ed è ancora più sottile e pervasivo, precludendo ogni resistenza organizzata e individuale e, all’occorrenza, attaccandola con gli strumenti di sempre, ma più potenti: la censura e la repressione. Oggi la repressione è soprattutto una guerra sociale preventiva fondata sull’emergenzialismo mediatico e politico, sulla ristrutturazione semantica del linguaggio che informa tutta la narrazione mainstream. Oggi la creazione del nemico e la sua censura si basa su campagne mediatiche e su una neolingua demagogica. La costruzione di un senso comune fatto di liturgie, di attestati di fedeltà, di perimetri politici dai quali non si può uscire, pena la demonizzazione di definizione che separano religiosamente (la religione del neoliberismo) il bene dal male, i paladini del “mondo libero” dai manovrati dalle dittature dell’oriente (che poi è il resto del mondo, la “giungla”, ciò che è fuori dal giardino borelliano).

Ecco perché la sinistra a sinistra della sinistra euroimperialista, dem e autoritaria non solo è inadeguata, ma persino alleata ad essa, ascara di regime. Perché accetta la neolingua, l’appiattimento della visione del mondo, soprattutto nell’accettazione del suprematismo occidentale. Dietro il concetto dell’Europa dei popoli di Rifondazione Comunista, per esempio, ci sta l’accettazione di questa configurazione semantica e politica prima citata, il perimetro, ci sta la resilienza della politica che di antagonista non ha più nulla, ma solo il piagnisteo per i “poveri”, i “lavoratori”, in una contro-demagogia innocua, che non porta da nessuna parte. E che all’occorrenza, come nella fase del covid, si schiera con i potenti interessi sperimentali e di profitto delle élite di cui sopra. Così come nella fase della guerra in Europa contro un pezzo di Europa (la Russia) si mette al di sopra delle parti dipingendo nella notte tutte le vacche di nero, mettendo sullo stesso piano gli aggressori ossia il capitalismo imperialista e atlantista che dalla caduta del muro di Berlino aggrediscono la Russia e fanno degli ex paesi del Patto di Varsavia dei bacini di manodopera specializzata sottopagata e gli aggrediti, un capitalismo post-sovietico che di imperialismo non ha nulla e che si pone sulla difensiva, giocando però un ruolo di apripista rispetto alla tendenza mondiale al multipolarismo e alla decolonizzazione.

Questo è un esempio, ma c’è anche quello anarcoide e “disobba” che arriva addirittura a servire il nazi-banderismo inventandosi una resistenza ucraina per quattro scappati di casa con fucile in mezzo a battaglioni neonazisti che fanno pulizia etnica sulla popolazione russofona e instaurano un protettorato fascista della NATO nel cuore orientale dell’Europa, unendosi ai regimi fascisti baltici, anche questi eterodiretti da USA-NATO. Quando invece la vera resistenza per il popolo ucraino è la diserzione e il sabotaggio di questo regime fantoccio e della sua guerra, se non una vera e propria Resistenza come fu per la nostra al fascismo di Mussolini.

Come vedete, è questa invece la posizione, la visione del mondo che deve affermarsi nella lotta di classe e di sovranità del paese Italia per raccogliere l’eredità della sinistra italiana e dei movimenti operai e socialisti a livello mondiale. Senza alcuna nostalgia e riproposizione di modello novecenteschi. Ma senza neppure divenire l’ala sinistra dell’imperialismo e della sua ideologia suprematista.

Ciò significa comprendere come nel brano de “I morti di Reggio Emilia” che sì, “il nemico attuale è sempre ancora eguale”, ma che diverso è lo scenario, diversi gli attori, diverse le modalità del dominio, uscendo dai vecchi schemi fascismo e sinistra buona perché tale, in quanto sinistra per definizione. Perché così non è più.

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NOTE:

1. https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/01/27/disegno-criminale-nazifascista-meloni-lega-la-shoah-al-fascismo-perche-le-frasi-di-oggi-sembrano-diverse-da-altri-discorsi-da-premier/7424520/?fbclid=IwAR1ABmfzcBbL7tlcKq2rk8lxXJ2S1Rl31i64A68gK8cjFcNjKwgpV6PPCA0

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