Ciò che sta accadendo in questi giorni in Irlanda ci riguarda molto molto da vicino. La guerra all’Iran ha dato il via ad un effetto speculazione sui prezzi, già stravolti dall’inflazione post Covid, via guerra in Ucraina, ed ha colpito i carburanti, soprattutto il gasolio, fondamentale in agricoltura e per gli autotrasporti. Quindi ciò influisce pesantemente non solo sui costi di ciò che mangiamo, ma anche sulle merci che produciamo e acquistiamo.
La domanda è: dove arriva l’effetto guerra e dove inizia la speculazione? Nella morsa dei prezzi si inseriscono le politiche green della Ue che hanno proprio l’obiettivo di distruggere la domanda, la piccola e media agricoltura, la piccola e media impresa ed il piccolo e medio commercio, in una parola: cannibalizzare l’economia reale ed i patrimoni di chi non viaggia in prima classe (Epstein). Un tentativo di grande reset che dovrebbe dirci qualcosa.
Le proteste in Irlanda sono esplose alla recente impennata dei prezzi del carburante a seguito della guerra in Medio Oriente, superata la soglia critica dei 2 euro al litro che rende impossibile la sopravvivenza economica di agricoltori, trasportatori e famiglie. La rivolta è nata dal basso, via social media al di fuori dei sindacati ufficiali, e ha colpito il cuore logistico del Paese bloccando la raffineria di Whitegate e paralizzando il centro di Dublino con convogli di trattori e camion.
I manifestanti protestano per il costo del carburante e per la politica climatica del governo, legata alla Carbon Tax, che affronteremo durante l’articolo. Come in Italia, il governo irlandese ha cercato di rattoppare con uno sconto sulle accise, ma soprattutto ha fatto sgombrare a forza le strade tramite la polizia antisommossa e la protesta si è trasformata in una sfida politica campale.
Chi sta in basso contro chi sta in alto.
Dalle nostre parti, ci ricordiamo bene il “movimento dei forconi” dopo la cura killer “Salva Italia” di Monti o le recenti proteste degli agricoltori contro l’accordo di libero scambio Mercosur tra Ue, Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay.
Oggi, a Dublino, il clima è quello di una vera e propria resa dei conti: il governo è giudicato dalla piazza come alieno dalla realtà, mentre i manifestanti invadono l’Irlanda.

Vi proponiamo i video e la cronaca di questi giorni, dall’inizio della protesta alla giornata di ieri. I giorni più significativi, attraverso il racconto di un blogger irlandese d’assalto che sta spopolando sul web: Derek Domino.
Alle immagini delle manifestazioni e delle proteste, si aggiunge la cronaca che Domino fa della realtà irlandese, che sembra tanto tanto vicina a quella Italiana.
Abbiamo tradotto e trascritto il tutto, cercando di dare una panoramica generale di questi giorni di fuoco che potrebbero presto diventare anche nostri.
La guerra non si ferma e la crisi neppure. Soprattutto non si ferma chi cerca e chi vuole arrivare a quei cambiamenti strutturali già accelerati dall’emergenza Covid e che sta usando e userà l’ennesima emergenza – legata stavolta alla scarsità dei combustibili (dovuta alla scelta politica e geopolitica di andare in guerra contro la Russia invece di acquistare da Putin gas e petrolio) – per provare ad annichilire e depredare ancora la maggior parte di noi, puntando a zittire chi non ci sta.
Il popolo irlandese dà la sveglia e la carica a tutti noi.
Di Derek Domino
Ah, è proprio bello da vedere. Va bene, ieri c’è stata la nostra protesta sul caro carburanti ed è stata incredibile. È stata meravigliosa, è stata gloriosa. E dico bravissimi, bravissimi a tutti voi uomini e donne patriottici che siete scesi in piazza in massa in modo pacifico e avete protestato contro questo governo traditore, che sembrava aver dimenticato già da un bel po’ che in realtà lavora per noi, e non il contrario.
Il segnale che è stato lanciato ieri è stato assolutamente meraviglioso. Mi è piaciuto tantissimo; l’ho guardato tutto il giorno. Tutte le diverse proteste in diverse parti del Paese, tutti i convogli, tutta la gente a Limerick, Galway, Waterford, Cork e, naturalmente, Dublino: è stato assolutamente fantastico. È un segnale molto chiaro per il governo, e spero che sia un segno di ciò che verrà: che il potere del popolo possa prevalere e travolgere qualsiasi assurdità che stanno combinando. Se la gente si unisce come ha fatto ieri, è l’unica cosa che non si può spezzare, prevenire o reprimere.
Questo è sempre stato vero nel corso della storia. Se la gente si mobilita, se diventa così frustrata e arrabbiata con la propria classe politica e i propri leader – che si tratti di una monarchia, di un governo o di un tiranno – non importa. Se il popolo in massa decide che “basta”, allora è finita. È finita. E anche se ieri non si è arrivati proprio a quel punto, è stato sicuramente un momento glorioso in cui la gente ha detto, in particolare sulla questione del carburante, che è il tema cruciale di oggi: “Voi ci state fregando. Ci state prendendo per il culo e non lo accettiamo più.”
Il governo potrebbe aiutarci, ma sceglie di non farlo perché sembra che non gliene importi nulla. Sono troppo occupati e troppo distanti, separati e estraniati dalla gente comune. A loro non importa davvero che il cittadino comune stia cercando disperatamente di tenere insieme corpo e anima, cercando di mettere il cibo in tavola e di tenere lontana la povertà.
Con il mutuo, le bollette energetiche e tutto il resto alle stelle — comprese le tasse, le tasse sul carburante e gli altri balzelli — la gente ne ha abbastanza.
Ieri la gente è scesa in strada con le proprie auto, i furgoni, i camion e i trattori.
Sono usciti con qualsiasi mezzo in grado di muoversi.
Hanno gridato: “Basta così. Ora scendiamo in piazza. Bloccheremo le strade e occuperemo il centro di Dublino”.
A meno che il governo non cambi rotta, ci saranno altre proteste come questa.
La gente può bloccare ogni arteria stradale; può paralizzare il Paese.
Ne avete avuto un segno ieri in O’Connell Street, l’epicentro stesso della nazione, completamente intasata e bloccata.

È interessante notare che l’Associazione irlandese degli autotrasportatori non si sia preoccupata di partecipare. Dobbiamo smascherare questa gente. Sono stati comprati dal governo, proprio come tutti i sindacati.
Queste persone non vi rappresentano più. Sono in combutta con il governo; non sono vostri amici.
Sono qui per eseguire gli ordini del governo e ottenere incarichi o favori concessi loro. Ad esempio, l’ex leader dell’Associazione degli Autotrasportatori è ora il Cathaoirleach (Presidente) del Dáil (la Dáil Éireann, la camera bassa del parlamento irlandese, ndt). Questo dimostra che tali organizzazioni riescono spesso a trovarsi ad un passo dall’ottenere incarichi di comodo nel governo.
Vogliamo che le cose cambino. Senza se, ma o però. Vogliamo un vero cambiamento. Vogliamo che il governo smetta di spennarci con le tasse; ci stanno letteralmente crocifiggendo. Vogliamo che smettano di sperperare i nostri sudati soldi in giro per il mondo per cosiddette cause meritevoli mentre noi a casa moriamo di fame, siamo senza un tetto o non abbiamo accesso alle cure mediche.
Vogliamo che ci lascino in pace e inizino a fare ciò per cui vengono pagati: rappresentarci, prendersi cura di noi e rendere le nostre vite il migliori e più vivibili possibile.
In omaggio agli uomini e alle donne coraggiosi e patriottici che ieri sono scesi in piazza in massa, ho una piccola sorpresa per voi: un omaggio ad alcune delle scene a cui abbiamo assistito.
Sì, gente. Scene gloriose. E ricordate: questa follia finirà quando noi, il popolo, diremo che è finita.
09.04.2026
Allora, il governo ha svelato il suo piano generale per porre fine alle proteste sul carburante ed è stato un fallimento totale. Va bene ragazzi, bentornati.
È lunedì ed è il sesto giorno di quella che era iniziata come una protesta per il carburante e penso che si sia trasformata in qualcosa di più grande. Ma sì, il governo sta… beh, sta continuando a fare ciò che il nostro governo sa fare bene, ovvero creare un disastro totale e assoluto dell’intera situazione.
Sono successe molte cose nel fine settimana. Il governo è intervenuto, ha mandato la polizia in forze ovunque, in particolare in O’Connell Street, a Galway, a Whitegate e a Rosslare. Li hanno mandati ovunque per intervenire nei punti caldi, se volete, e ci sono andati davvero a tutto gas, mentre i ragazzi hanno fatto quello che potevano dove potevano, in netta inferiorità numerica.
È stata un’operazione ben orchestrata. È avvenuta all’alba, alle 4:00 del mattino in O’Connell Street. Sì. E guardate, questi ragazzi sapevano cosa stavano facendo e l’hanno fatto. Ora, ok, perdere una battaglia è una sfortuna.
Come ho detto in quel momento, questa è una battaglia. Hanno perso quella battaglia perché sono stati semplicemente sopraffatti dalla potenza dello Stato. Ma non è così, una battaglia non è la guerra. E ora siamo in una sorta di guerra tra la gente comune che lavora in Irlanda e le persone che dovrebbero governarci, che dovrebbero dirigerci, se volete, e prendersi cura di noi.
Abbiamo ceduto loro il potere. E c’è una sorta di contratto sociale in cui dovrebbero fare del loro meglio per noi. E quel contratto, per quanto mi riguarda, è stato infranto.
È stato infranto anni fa. Il governo ha smesso da tempo di ascoltare la gente perché ha creato, ha costruito un sistema politico che essenzialmente lo nasconde agli occhi della gente comune. In sostanza, non importa per chi voti perché ti ritrovi sempre con la stessa brodaglia.
E questa frustrazione sta covando in Irlanda da diversi anni su varie questioni.
L’immigrazione di massa, la questione delle frontiere aperte, estremamente impopolare qui in ogni sondaggio che esce, è la stessa cosa. Il governo lo sa, lo sa benissimo.
I centri IPAS che stanno spuntando in tutto il paese, di nuovo estremamente impopolari. Lo stesso governo, Micheál Martin ha ammesso, ha ammesso che almeno l’80% di questi richiedenti sono falsi, quindi non lo nascondono nemmeno.

E il motivo per cui possono dire cose del genere è, primo, che è vero e, secondo, che non gliene importa nulla perché l’hanno fatta franca. Ci hanno anche rifilato ogni sorta di tasse sul CO2, accordi verdi e simili; ci hanno fatto aderire a ogni sorta di stupidaggine a livello internazionale, come gli obiettivi di zero emissioni nette e tutto quel genere di cose che stanno mettendo in ginocchio il cittadino irlandese medio.
E la gente, di nuovo, quando abbiamo votato, abbiamo letteralmente annientato gli artefici di gran parte di tutto questo, il Partito dei Verdi. Li abbiamo ridotti letteralmente a un solo membro, il famoso Roderic O’Gorman. Non so nemmeno come sia riuscito a entrare, ad essere sincero, ma dopo c’è stata ovviamente l’elezione presidenziale, c’è stata una valanga di voti nulli, di nuovo un grande gesto di sfida al governo.
Qualcuno ne ha tenuto conto? Nessuno, non è cambiato nulla. Abbiamo avuto le grandi marce con le nostre bandiere tricolori l’anno scorso, l’estate scorsa, ancora una volta contro gli enormi problemi di immigrazione; centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in modo pacifico in moltissimi luoghi e il governo si è limitato a alzare le spalle, ignorando anche quello.
Abbiamo avuto un doppio referendum in cui il governo ha cercato ancora una volta di far passare una proposta profondamente impopolare per eliminare le madri dalla costituzione e cambiare il significato del matrimonio, cercando di aggirare tutto in modo da poter accelerare ancora di più l’immigrazione, l’immigrazione a ciclo continuo, il ricongiungimento familiare e così via.
La gente ha detto no e li ha nuovamente massacrati. È cambiato qualcosa? Qualcuno ha fatto qualcosa? No, non proprio. Leo Varadkar ha dovuto andarsene a quel punto, se n’è dovuto andare. Ma in sostanza, è stato tutto come al solito.
Quindi, penso che questa protesta fosse nell’aria da molto tempo su varie questioni. E ho detto che c’è così tanta frustrazione tra la popolazione nei confronti della classe dirigente che qualsiasi scintilla può accendere questo falò, ed è proprio quello che è successo. Quindi il governo è intervenuto, ha sgomberato le strade o almeno ci ha provato sabato sera e domenica mattina, e la gente ovviamente si è svegliata vedendo tutto questo sui propri feed di Twitter, Facebook o Instagram, ha visto tutte queste immagini e questi video ed è rimasta inorridita.
La gente era inorridita. Inorridita nel vedere le immagini dei “boot boys”, la versione irlandese della Stasi, l’unità di ordine pubblico, la squadra antisommossa che entrava lì dentro, con manganelli, scudi, elmetti, armature, che picchiava i ragazzi, trascinandoli fuori dai trattori.

Scene terribili, terribili. Spray al peperoncino ovunque. Sapete come funziona. Quindi la gente era assolutamente indignata. Ancora una volta, un governo sordo.
La cosa più stupida che potessero fare. La cosa più folle che potessero fare ed è per questo, ovviamente, che l’hanno fatta, perché questo è il tipo di persone che abbiamo ora nella politica irlandese.
Era allarmante che per alcuni giorni ci fossero delle persone di cui non sappiamo chi siano, quali siano le loro origini, che hanno deciso che sarebbero state loro a decidere se quel camion potesse entrare o uscire, se si potesse arrivare in ospedale, se si potesse fare la dialisi, se si potesse fare benzina o rifornimento.
Chi sono e come osano? È illogico. Era incomprensibile che stesse accadendo tutto questo. Non è colpa del governo, ma è chiaramente colpa di coloro che stanno bloccando il petrolio, la chiusura della raffineria e l’entrata e l’uscita di qualsiasi autocisterna e così via. Quindi la gente, come ho raccontato ieri, è scesa in piazza e ha protestato in tutto il paese. Marce in ogni tipo di città, villaggio e periferia e c’erano più trattori sulle strade a bloccare le rotatorie intorno a Tullamore e Sligo e in ogni tipo di posto. Rallentamenti.
E guardate, se il nostro governo si trova di fronte a una brutta situazione, è garantito che la peggiorerà ulteriormente. Quindi ieri sera hanno annunciato questo grande, magnifico, glorioso pacchetto che stavano propagandando e vi dirò subito di cosa si tratta in sostanza: 10 centesimi di sconto su un litro di benzina, 10 centesimi su un litro di diesel, che, come sappiamo, sarebbero stati assorbiti in un giorno o due o tre e, in effetti, molte stazioni di servizio, ho visto alcuni filmati, molte stazioni di servizio stavano in realtà anticipando la mossa e aumentando il prezzo adesso, quindi era insignificante, assolutamente insignificante.
Stavano togliendo 2,4 centesimi dal prezzo di quello che chiamiamo diesel verde, che è il gasolio di tipo speciale. È per uso agricolo e cose del genere. Di nuovo, non vale un bel niente. E per di più, dicevano che avrebbero rinviato l’aumento della tassa sul carbonio (si intende la Carbon tax, che in Irlanda è una tassa governativa sui combustibili fossili che aumenta ogni anno e colpisce direttamente il consumo alla pompa e le bollette del riscaldamento dei cittadini; in Italia, sono in vigore accise sui carburanti molto alte e non una vera e propria Carbon tax, ma il risultato rischia di essere speculare, ndt), che avrebbe dovuto entrare in vigore adesso.
Lo rinvieranno a ottobre, quando si discuterà il bilancio, e anche questa dovrebbe essere abolita. È una sciocchezza. Nessuno l’ha mai voluta. Nessuno l’ha richiesta. Il governo l’ha imposta senza il nostro consenso. È solo l’ennesima cosa a cui ci hanno vincolati, che nessuno voleva e nessuno aveva chiesto.
Quindi, in sostanza, ora avremmo un doppio colpo della tassa sul carbonio perché aumenterà gradualmente per diversi anni. È così che l’hanno strutturata. E a ottobre, quando ci sarà il dibattito sulla legge di bilancio, la gente verrà letteralmente travolta dalla tassa sul carbonio proprio nel periodo dell’anno in cui riempie il serbatoio del gasolio per il riscaldamento domestico.
Oh no. E non è stato fatto nulla per il cherosene, che molte persone usano per il riscaldamento domestico. E poi hanno detto: “Beh, abbiamo anche una sorta di pacchetto per i grandi consumatori di carburante come i trasportatori e gli agricoltori, i grandi consumatori”, ma non hanno detto di cosa si trattasse. Quindi potrebbe essere qualsiasi cosa, o potrebbe essere nulla, o potrebbe essere qualcosa di poco conto. Comunque, è stato un fallimento totale. È stato un fallimento assoluto. No. Tutti hanno riso, o hanno schernito, o hanno alzato le spalle, o non sono riusciti a dire nulla perché erano senza parole di fronte a tanta stupidità.
Per darvi un piccolo assaggio, solo un piccolo assaggio dell’umore generale e della reazione della plebe a questo grande, grandioso e glorioso piano dei nostri cari leader, ho messo insieme una piccola cosa, un piccolo montaggio. Ora, parte del linguaggio è un po’ colorito, quindi se il linguaggio colorito vi offende, forse è meglio che distogliate lo sguardo da questo segmento. Tipico del governo.
Cercheremo di cavarcela con il minimo indispensabile e speriamo che quegli stupidi zoticoni, la plebe, la marmaglia, se ne tornino a casa nelle loro baracche e ci lascino tornare al nostro lavoro di rovinare il Paese. Ma non ha funzionato. Non ha funzionato. Non ha funzionato neanche per un secondo. E la gente ormai ha superato quella fase. Ha superato di gran lunga questa mentalità del “buttiamo loro delle briciole e poi dovrebbero accontentarsi”. No. No. Non ha cambiato nulla.

C’è “odore di sangue”. E l’ho detto l’altro giorno, la cosa più intelligente che avrebbero potuto fare, e ovviamente l’intelligenza e la nostra classe politica non si incontreranno mai, ma la cosa più intelligente che avrebbero potuto fare una volta visto il livello delle proteste di martedì scorso e il modo in cui stavano prendendo piede, la cosa più intelligente che avrebbero potuto fare era coinvolgere immediatamente chiunque fossero i leader spontanei emersi, sedersi con loro. Dare loro, se non tutto ciò che vogliono, almeno gran parte di ciò che chiedono, perché la prima perdita è la migliore.
La situazione stava precipitando. Una volta che hanno deciso “no, sono solo una marmaglia sporca, non dobbiamo avere a che fare con loro, quelle persone non dovrebbero nemmeno parlarci, non dovrebbero nemmeno guardare nella nostra direzione, non dovrebbero nemmeno trovarsi nella nostra stessa città”, comunque, questo è stato l’atteggiamento che hanno assunto e ora ne stanno pagando le conseguenze perché ieri sera hanno cercato di proporre questo accordo che era ridicolo, una cosa ridicola. Ma mi dispiace, no, stavano combattendo un incendio, ma il fuoco si era già propagato agli edifici intorno a quello in cui era scoppiato.
Quindi, questa cosa ora ha preso vita propria. La gente percepisce, per la prima volta da quanto io ricordi, che l’aria è pesante qui. Il re è nudo. Non solo per questo governo, ma per la classe politica nel suo complesso.
La gente sta cominciando a rendersi conto: sapete una cosa, non dobbiamo sopportare tutte queste stronzate.
Non dobbiamo. Loro lavorano per noi, non il contrario. E questo è un momento di svolta assoluto, credo, perché il governo ora, per la prima volta da generazioni, una classe politica che si agita nei corridoi del potere, deve effettivamente rispondere direttamente al popolo, non ai loro capi scelti con cura dell’IFA e dell’associazione degli autotrasportatori e delle varie ONG, tutte queste persone nella loro cricca che conoscono, e si conoscono tutti, si danno pacche sulle spalle, sanno tutti come funziona il gioco.
Questo modello, lo vediamo bene adesso, è finito. È a brandelli. È finita. E il governo potrebbe benissimo crollare. Sembra che questa settimana verrà presentata una mozione di sfiducia contro il governo. E i numeri, non ci siamo ancora del tutto, ma ci siamo dannatamente vicini.
Quindi sì, stiamo vivendo tempi davvero molto interessanti qui in Irlanda. Cosa ne pensate di tutto questo?
Pensate che sia stato un buon accordo, un cattivo accordo, un insulto alla gente? Beh, vi dirò una cosa. A prescindere da tutto, le proteste non sono finite. La gente non è tornata a casa.
I trattori sono ancora sulle autostrade insieme ai camion e ai motociclisti. Sono tutti ancora fuori su varie autostrade e strade secondarie in tutta l’Irlanda oggi, mentre parliamo, e vi dirò di più al riguardo presto.
Vediamo come si evolve la situazione da qui in poi.
Ma no, per quanto ne so non è stato accettato alcun accordo e non c’è stata alcuna resa per quanto riguarda le proteste.
È il sesto giorno di questa mini rivoluzione e continua ancora.
Di Derek Domino
13.04.2026
Traduzione e trascrizione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org
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Le opinioni espresse in questo articolo riflettono il pensiero dell’Autore ma non necessariamente la linea editoriale di ComeDonChisciotte.