LA DAMNATIO MEMORIAE DELLA DISUNITÀ ITALICA: IL REGNO DELLE DUE SICILIE IN RUSSIA

Di Loreto Giovannone per ComeDonChisciotte.org

Prima del 1860, il Regno delle Due Sicilie aveva con la Russia un secolare rapporto di amicizia sincera e inviolabile, di pace, di buona intesa, di consolidati trattati commerciali e reciproco interesse. Il Piemonte, nascosto dietro il nome di Regno di Sardegna, sotto il governo Cavour e sull’orlo della bancarotta per i debiti con casa Rothschild, il 4 marzo 1855 dichiarò guerra alla Russia e partecipò alla guerra di Crimea con l’invio di un contingente militare di 18.000 uomini traghettati dagli inglesi.

Nell’Italia piemontesizzata tutto ciò si cancella, si oscura. Dopo il 1860 fu imposto l’oblio sul valore culturale, morale, politico e storico del passato Regno delle Due Sicilie; fu spostato a nord il baricentro politico, economico e commerciale, cancellando totalmente la posizione strategica che aveva avuto il Regno nel Mediterraneo.

Tutt’oggi è oscurata la strategica centralità del Mezzogiorno e della sua storia plurimillenaria, tanto da risultare un Sud senza radici, ridotto ad area sottosviluppata di un nord colonizzatore sin dall’aggressione militare del 1860.

Artefice e complice fu lo Stato post-unitario, insieme alla massoneria meridionale, la borghesia d’apparato in tutte le province del sud, i vertici del ceto politico nominato dal nord ed eletto al sud, perennemente imparentato con tutte le associazioni affaristiche e le lobby bancarie, ed infine la classe servile di storici salariati meridionali.

La massoneria risorgimentale ha cancellato le tracce dell’identità del Regno con tutte le sue gravi conseguenze, e ciò è avvenuto con la complicità dei massoni meridionali stessi.

Nel Settecento: il grande sodalizio tra le monarchie russa e napoletana

Nel XVIII secolo, sia la Russia che Napoli ampliarono il proprio commercio. La Russia fu particolarmente interessata allo sviluppo dei traffici nel Mar Nero e inviò la prima nave da San Pietroburgo a Napoli nel 1764.

I rapporti ufficiali iniziarono nel 1776. Il primo plenipotenziario napoletano inviato a San Pietroburgo fu Muzio de Gaeta, duca di San Nicola; il suo corrispettivo era il conte Andrej Kirillovich Razumovskij. Entrambi gli inviati raggiunsero il loro posto nel 1779, ma furono presto sostituiti rispettivamente da Antonio Maresca Donnorso, duca di Serracapriola, e Pavel Martinovich Skavronskij.

Quando scoppiò la Rivoluzione americana, Caterina II convinse Napoli a unirsi alla Lega per la Neutralità Armata.

Nel 1783, Napoli inviò a San Pietroburgo un carico di maccheroni, agrumi, noci, marmellata, sapone, essenza di bergamotto e articoli di seta. La Russia ricambiò con il legname. I due paesi firmarono un trattato commerciale nel 1787.

L’aspetto più interessante era una clausola segreta secondo cui la Russia si impegnava a fornire le proprie bandiere mercantili alle navi napoletane affinché potessero godere di tariffe ridotte sul vino nei porti di Cherson, Sebastopoli e Teodosia (1).

La Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche impedirono poi il rinnovo di questo trattato di dodici anni (2).

Trattato di Alleanza tra Russia e Regno delle Due Sicilie

Trattato concluso tra la Russia e il Re delle Due Sicilie sulla reciproca amicizia e sul commercio. Firmato a Tsarskoye Selo il 17 gennaio 1787. Ratificato a Karasu Bazar in Tauride il 27 maggio 1787. [San Pietroburgo: Tipografia Imperiale, 1787. 34 p.] (3) .

Il documento stabilì l’uguaglianza giuridica e il legittimo, reciproco riconoscimento dei due stati e dei loro scambi commerciali.

Articolo 1.

Tra SUA MAESTÀ IMPERIALE di tutte le Russie da una parte, e SUA MAESTÀ delle Due Sicilie dall’altra, così come tra le loro regioni e i loro sudditi comuni, vi sia sempre amicizia diretta, sincera e inviolabile, pace ferma, buona e perfetta intesa, in conseguenza della quale entrambe le Potenze contraenti, sia loro stesse che i loro sudditi senza eccezione, devono tra loro in ogni caso, sia in mare che in acque dolci, e sulla terraferma, comportarsi come veri amici, dandosi reciprocamente, in tutto ciò che riguarda la navigazione e il commercio, assistenza e aiuto convenienti (4) .

Una delle impronte indelebili nella storia passata fu la secolare relazione diplomatica e commerciale del Regno delle Due Sicilie, al centro del Mediterraneo, con la Russia. Oggi, nelle vicende dell’Operazione Militare Speciale della Russia in Ucraina, la città di Odessa è entrata nelle cronache di guerra, e l’ipotesi di allargamento del conflitto NATO-UE echeggia spesso nei mass-media.

La più importante città portuale della costa settentrionale del Mar Nero rappresenta, infatti, un obiettivo dell’avanzata russa. Situata tra le foci dei fiumi Dnepr e Dnestr, Odessa, importante città portuale per la Russia, oggi è la quarta città ucraina per numero d’abitanti e una delle più rinomate località turistiche del Paese.

Percorrendola e guardando le architetture, le strade, le piazze, s’intuisce il legame con il Mediterraneo. È ad un napoletano e alla Russia Imperiale che si deve la fondazione della città di Odessa, nel 1794, dopo la conquista della fortezza turca di Yeni Dünya nel territorio dell’Impero ottomano avvenuta nel 1792.

José de Ribas, un napoletano fondatore della città di Odessa

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Giuseppe De Ribas, nato a Napoli da un nobile spagnolo al servizio della corte dei Borbone, dopo aver prestato servizio nell’esercito napoletano, nel 1772 combatté valorosamente da Ammiraglio nella prima guerra russo-turca, rimanendo poi alla corte di Caterina II dove fece carriera. Nell’anno 1794, dopo la vittoria nella seconda guerra turca, fondò la città di Odessa in Ucraina organizzandone il porto, la flotta e il commercio, rendendola una città importante per il Mar Nero e il Mediterraneo. La città in pochi anni divenne il principale porto russo sul Mar Nero. Odessa deve la sua fondazione a Caterina II la Grande.

De Ribas ribattezzò il villaggio Odessos, in omaggio alla vecchia colonia greca che si estendeva sulla costa.

Luogo di incontro tra la civiltà orientale e quella occidentale, multiculturale per la sua stessa natura geografica, situata alla foce di grandi fiumi (tra cui il Danubio), divenne presto il cuore pulsante dell’impero meridionale della zarina Caterina, la quale, per la sua stessa forza ed importanza geo-strategica, ribattezzò il villaggio al femminile: Odessa.

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Ben presto, ad Odessa si costituì una colonia napoletana che nel 1850 contava circa tremila abitanti, quasi tutti di origine meridionale. Rilevante fu il contributo che questa comunità diede alla fondazione, allo sviluppo e all’economia dell’impero russo.

Il napoletano rimase lingua ufficiale dell’attività economica della città. Cartelli stradali, passaporti e liste dei prezzi erano scritti in italiano, e la comunità napoletana diede un grande contributo alla cultura della città alle porte del Mar Nero, soprattutto nell’ambito dell’architettura.

Il napoletano Francesco Frapolli fu nominato architetto ufficiale della città da Richelieu; nel 1804 fu lui a progettare la monumentale Opera di Odessa e la famosa Chiesa della Trinità.

‘O sole mio

La famosa canzone ‘O sole mio fu scritta e composta ad Odessa da Giovanni Capurro e Eduardo Di Capua, che in quel tempo si trovava nella città russa. La musica si ispirò ad una bellissima alba sul Mar Nero e fu dedicata alla nobildonna oleggese Anna Maria Vignati Mazza.

Il brano non ebbe immediato successo a Napoli, salvo poi diventare famoso sulle sponde del Mar Nero e da lì divenire canzone patrimonio della musica mondiale (5).

Odessa, porto franco napoletano sul Mar Nero

Odessa deve la sua fondazione all’intraprendenza tutta napoletana, o meglio, di un gruppo di originari del Regno delle Due Sicilie. Odessa, detta anche la “Perla del Mar Nero”, è la capitale marittima dell’Ucraina. Già nell’architettura della città è possibile riconoscere lo stile del barocco italiano. Ma negli anni successivi alla sua fondazione (1794), anche le insegne dei negozi e i nomi delle vie erano in lingua napoletana.

Dopo il 1792 le navi napoletane e siciliane ripresero il commercio con la Russia, specie quello del grano, utilizzato a Napoli per la fabbrica dei «macaroni», prodotti nella Costa di Amalfi, a Gragnano e a Torre Annunziata.

Nel 1816 a Odessa arrivarono 800 navi, di cui 20 napoletane con merci del Regno specie da Messina (il più importante porto siciliano), di cui una per conto dei fratelli Falanga e una siciliana, l’Oracolo, di Bonaventura Consiglio, che nel 1818 partì per Boston.

Nel 1817 arrivò lo sciabecco del Regio Collegio Nautico di Sicilia, comandato da Andrea Di Bartolo, che navigava «per insegnare la navigazione pratica agli alunni del collegio» e per caricare grano per il principe di Trabia e per il barone Battifora di Palermo; altri arrivarono tra il 1818 e il 1819, sempre con prodotti siciliani: vini, arance, mandorle e limoni (6).

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Le navi commerciali del Regno attraccavano nei principali porti della Russia: Pietroburgo, Riga, Odessa, Berdiansk, Marianopoli, Taganrog; questi ultimi tre nel Mar d’Azov.

Molte navi furono costruite dagli anni trenta nei cantieri di Meta e Piano di Sorrento, nell’isola di Procida e a Castellammare. Nel 1839 si contavano 9.174 imbarcazioni napoletane di cui 1.419 per il commercio estero, quasi il doppio rispetto al 1825; ed altre 2.371 in Sicilia, di cui 657 per l’estero (7).

Nell’anno 1845 un trattato di otto anni di commercio e di navigazione con la Russia, sottoscritto a Napoli, fu ratificato il giorno 12 dicembre a Palermo. Nel solo anno 1852 attraccarono nei sei porti russi 1788 bastimenti a vela e 78 a vapore con bandiera napoletana o estera, nonostante che navigare a vela nel Bosforo fosse impegnativo a causa delle forti e contrastanti correnti, così come nei Dardanelli, navigabile solo spingendo controvento e sfruttando venti meridionali più favorevoli in primavera o venti prevalenti di Nord-Est in estate.

Il 3 Ottobre 1856 fu stipulata la convenzione commerciale con la Russia, che estese i vantaggi dei diritti di dogana e di navigazione accordati col trattato del 25 settembre 1845, tanto alle provenienze dirette quanto alle indirette.

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Con Odessa porto franco dal 1819 fino al 1879, la città si affermò come importante centro di scambi commerciali e zona di transito tra Europa e Asia, di carattere cosmopolita.

Il peso della colonia napoletana diminuì drasticamente nel 1860 con la guerra civile detta Risorgimento e la conseguente distruzione della marineria commerciale del Regno delle Due Sicilie.

Nel censimento del 1900 la comunità napoletana contava solo 286 unità, ma l’impronta del Regno delle Due Sicilie nella città è evidente tutt’oggi.

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Guerra di Crimea, Odessa bombardata dagli inglesi

Durante la guerra di Crimea (1853-1856), la città venne pesantemente bombardata dalla marina inglese e francese con i piemontesi loro alleati, mentre il Regno delle Due Sicilie fu danneggiato nei prosperi commerci. In seguito, riprese nuovamente a crescere e svilupparsi, in quanto principale porto russo per l’esportazione dei cereali. Nel 1866 venne collegata da una linea ferroviaria a Kiev e Charkiv in Ucraina ed a Iași in Romania; nel 1880 venne inaugurata la stazione di Odessa centrale.

Odessa, città di frontiera tra est e ovest, in realtà vanta radici nell’Italia meridionale (invece che nel Regno due Sicilie, ndr). Ieri come oggi, la costa del Mar Nero rimane una regione di frontiera tra l’Europa occidentale e quella orientale. Ripensare alle radici comuni aiuterebbe a guardarsi con fratellanza e unione” (8).

Così Ida Valicenti, Ph.D. in Storia delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e Visiting Researcher presso la Facoltà di Storia dell’Università di Bucarest.

A riprova di quanto affermato all’inizio, anche lei è attiva nell’opera di cancellazione e manipolazione della cultura meridionale, attribuendo all’Italia sardo-piemontese ciò che era del Regno delle Due Sicilie e di Napoli.

Nessun accenno allo sconvolgimento della disunità italica che distrusse le economie e gli scambi commerciali della Russia con porti come Messina, Palermo, Napoli.

Quando la prof.ssa Valicenti scrive nella rivista www.eastjournal.net, “Ripensare alle radici comuni”, non distingue tra la plurimillenaria cultura mediterranea amica della Russia e quella nordica piemontese ostile alla Russia.

Gli italiani piemontesi, con Cavour al governo nel 1855, si unirono agli inglesi e ai francesi nella guerra alla Russia in Crimea; il Regno delle Due Sicilie no.

I piemontesi, partecipando militarmente al bombardamento di Odessa, causarono gravi danni ai commerci del Regno delle Due Sicilie.

Il crollo definitivo i piemontesi lo causarono con la guerra civile al nostro sud, ma la professoressa nel suo articolo lo ignora.

Di Loreto Giovannone per ComeDonChisciotte.org

12.01.2026

Loreto Giovannone. Studioso di storia alla ricerca dell’identità culturale e geografica delle origini. Studioso dei documenti amministrativi e ufficiali dell’Unità d’Italia conservati negli Archivi di Stato. Scopritore della prima deportazione di Stato di civili del Sud Italia nei lager del centro nord. La prima deportazione in Europa attuata dallo Stato italiano dal 1863, circa settanta anni prima del nazismo. Scrittore, articolista di argomenti storici con la predilezione della multidisciplinarietà di scuola francese. Convinto assertore che la Storia è la politica del passato.

NOTE

1

Feodosia, anche nota col nome di Caffa fino al 1804 o Teodosia, è una città portuale della Crimea.

2

MARIA LUISA CAVALCANTI. Le relazioni commerciali tra il regno di Napoli e la Russia, 1777-1815: Fatti e teorie. (Biblioteca dei “Cahiers Internationaux d’Histoire Economique et Sociale,” number 29.) Geneva: Librairie Droz. 1979.

3

4

Trattato concluso tra la Russia e il Re delle Due Sicilie. Sulla reciproca amicizia e sul commercio. Firmato a Sarskoye Selo il 6/17 gennaio 1787.

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